Il 2024 porta alcuni sostanziali cambiamenti nel panorama degli affitti brevi: conoscerli è fondamentale per comprendere le nuove misure che regolamentano e tassano questo specifico settore
Per chi cerca un appartamento per un periodo di tempo ridotto, l’affitto breve è la soluzione ideale, proponendosi come un affitto temporaneo, diverso dall’affitto tradizionale che si concretizza attraverso contratti che prevedono periodi più lunghi. Nel 2024 sono state introdotte alcune novità. Quali sono i cambiamenti decisi? E come funziona l’affitto breve? Ecco nel dettaglio cosa è utile conoscere.
Affitti brevi: definizione
L’articolo 4, co. 1. D.L. n. 50/2017 definisce le locuzioni brevi quei contratti “di durata non superiore a trenta giorni” (ciò è valido sia in caso di finalità transitoria sia in caso di finalità turistica dell’esigenza abitativa).
“Si tratta di contratti stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online”.
Cosa cambia con gli affitti brevi 2024
Mentre l'Unione europea va verso una raccolta uniforme delle informazioni delle locazioni dopo che il Consiglio dell'Unione ha approvato il regolamento di una banca dati europea, la Legge di Bilancio 2024 (pubblicata nella GU n.303 del 30 dicembre 2023), in vigore a partire dal primo gennaio, ha introdotto alcuni cambiamenti nazionali in merito alle locazioni brevi.
Affitti brevi: la tassazione
La novità più rilevante interessa la cedolare secca per chi affitta un immobile per un breve periodo che passa dal 21 al 26%. L’aliquota più bassa resta confermata per chi offre in locazione una sola casa, mentre se sono due o di più essa sale al 26% su tutte le abitazioni (la prima compresa).
Se il numero delle abitazioni è da cinque in su, invece, non è prevista la cedolare ma si provvede con la tassazione Irpef marginale (la più elevata prevista per ciascun reddito), che viene calcolata sul 95% dei
canoni. Inoltre, è previsto il pagamento dell’imposta di registro nella misura del 2% del canone annuo.
Come funzionano gli affitti brevi
Sempre a partire dal primo gennaio 2024, è stato introdotto il Cin (Codice Identificativo Nazionale) per censire e monitorare stanze, appartamenti, strutture adibite all’affitto, con l’obiettivo di impedire le irregolarità.
Affitti brevi: la normativa per i privati
Qualunque cittadino debba affittare anche solo una stanza per brevi periodi (fino a 30 giorni) o per finalità turistiche è obbligato a esporre il codice all’interno dello stabile e indicarlo anche negli annunci pubblici.
Una normativa valida anche per i titolari delle strutture alberghiere o extra alberghiere. Chi non si adegua può incorrere in una sanzione da 800 fino a 8 mila euro, a seconda delle dimensioni dell’immobile.
Il Cin va richiesto, tramite una procedura telematica, al Ministero del Turismo e va esposto dagli intermediari e dai portali specializzati. Il compito di monitorare il rispetto di tale obbligo spetta all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza, preparati nel perseguire coloro che concedono in locazione unità immobiliari a uso abitativo in assenza di Cin. La sanzione in questo caso va da 500 a 5 mila euro.
Normativa per affitti in forma imprenditoriale
Coloro che mettono in affitto in forma imprenditoriale (quindi un numero di immobili superiori a quattro) sono invece tenuti a munire gli immobili dei requisiti legali di sicurezza per gli impianti e creare sistemi per la rilevazione di gas combustibili e del monossido di carbonio.
Nel caso si violasse la normativa prevista, la sanzione pecuniaria oscilla da 600 a 6 mila euro.

